Martedì, 18 Giu 2013
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Il Lavoro degli Scalpellini PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Canu   
Domenica 26 Luglio 2009 17:15

Le opere e i giorni. Il lavoro degli scalpellini nella costruzione della Chiesa del Sacro Cuore

Giovanni Matteo Manchia è nato a Chiaramonti (SS) il 19 Gennaio del 1915. Ha svolto la professione di scalpellino fin dall'età di quindici anni e ha prestato la sua opera per la costruzione della Basilica del Sacro Cuore. Oggi, quasi novantenne, ricorda con lucidità e chiarezza quel lontano passato. Nel suo racconto si percepisce la passione, la soddisfazione l'umiltà e la serietà con le quali gli uomini di un tempo svolgevano la propria attività e che dovrebbero essere un grande esempio per il nostro tempo. Insieme al signor Efisio Cadelano, che ha la veneranda età di 103 anni, sono gli scalpellini più anziani ancora viventi: anche quest'ultimo ha collaborato alla lavorazione della trachite per la costruzione della chiesa. Questi i ricordi del signor Manchia: "All'epoca abitavo in regione Crabulazzi e raggiungevo il posto di lavoro con la bicicletta. Ho prestato la mia opera per tre anni, insieme ad altri cinque scalpellini. I primi due anni alle dipendenze dell'impresa Corti Cesare per la costruzione dell'edificio, in trachite fin dalle fondamenta. L'ultimo anno alle dipendenze dell'impresa Tassi con la quale ho lavorato la trachite per la realizzazione del campanile. Sono stati usati due tipi di trachite: quella bianca estratta dalle cave di Uri e quella nera estratta dalle cave di Monte Oro. Era un lavoro faticoso che esigeva molta precisionee pazienza. Ricordo, in particolare, la realizzazione delle due fasce, in trachite nera, nella metà del campanile. Le fasce sagomate e bocciardate sono state rifinite in fine con 'strapiombo' di dieci centimetri, con lo sgocciolatoio per evitare l'infiltrazione dell'acqua, lavoro che feci da solo, io e il mio scalpello. L'impresa più difficile è stata la lavorazione degli angoli sui pezzi di trachite, che pesavano ciascuno circa tre quintali e sui quali si dovevano sagomare gli angoli. Conservo ancora gli attrezzi del mestiere, compagni di tanti anni della mia vita, testimoni di un passato di sacrifici ripagati dalla gioia di una cara famiglia. Un sincero ricordo va a Don Piga il quale si fermava spesso a conversare con noi operai, si informava delle difficoltà dell'opera e ci incoraggiava con modi fraterni" (Testimonianza raccolta da GIOVANNA SANNA)



fonte: Giovanna Sanna
Giugno 2004
La Sfida - Numero quattro
Ultimo aggiornamento Martedì 28 Luglio 2009 15:12